Dopo il lungo inverno freddo e umido, trascorso tra cotte e geloni, finalmente è arrivata lei: la primavera. Una primavera che ci scalda gli animi e porta con sé nuove idee e fermentazioni.

Se non ve ne siete accorti, da quel 21 marzo, equinozio di primavera, al 21 aprile, giorno in cui si festeggia la fondazione di Roma, noi del Birrificio Pontino abbiamo salutato il nuovo Sole con tre nuove birre.

La prima, ‘La Beffa’, nasce dalla collaborazione con Davide Frosali, il birraio della Birreria Eataly di Roma. Insieme abbiamo dato vita ad una bitter dichiaratamente anglosassone, ricorrendo a dry hopping con luppolo Target. Il risultato è una birra leggera con una gradazione intorno ai 4,2% alc. Dare vita ad un birra, per noi è dare vita ad una storia. E nel caso de La Beffa, la storia ce la regalano Franca Tazio e Paolo Farinetti, padre di Oscar, il fondatore di Eataly. Una storia d’altri tempi e chi riporta la memoria a settant’anni fa, quando Franca Tazio, classe 1924, era staffetta partigiana della Brigata Matteotti ‘Fratelli Ambrogio’, comandata proprio da Paolo Farinetti. La mattina del 13 febbraio del 1944, Franca (col suo vero nome era conosciuta dai partigiani) viene raggiunta, ammanettata e portata in strada da due repubblichini, per poi essere condotta nelle vecchie carceri di Alba, dove subirà atroci torture per giorni. Fin quando capisce che la sua condanna a morte è segnata. «Devo confessarti», le dice un sacerdote. «Il 3 marzo del 1944 seppi che l’esecuzione era fissata per il giorno successivo», racconta Franca. Poi l’emozione. «Alle cinque ero in attesa della sesta ora, quando sentii battere al portone del carcere. Seguì un gran trambusto. Fui presa dalla paura. Sentivo gridare e correre per le scale e i corridoi. La porta fu aperta violentemente e mi trovai di fronte Paolo Farinetti e Maggiore Boasso. Mi trascinarono fuori di peso. Prendemmo la strada per Barbaresco. Si sentiva l’eco degli spari. La fuga era già stata divulgata … ». Era la libertà. In quel di Alba l’azione ideata e condotta da Paolo, e che portò alla liberazione di Franca e altri sedici partigiani, è ricordata, appunto, come ‘la beffa delle carceri’.

La seconda, più che una semplice birra, vuole essere un obiettivo, un progetto, come dichiariamo già nel nome: ‘Italian Wit Project’. Streghe e stregoni stiano tranquilli. Non facciamo pozioni, ma solo magie condite dalle spezie del nostro territorio: arance bionde dell’agro pontino, coriandolo di Monte San Biagio, liquirizia dei Monti Lepini, pepe rosa e fiori di eucalipto dei loro alberi. Siamo partiti dalle spezie a noi vicine per incamminarci su una strada che ci porterà a brassare una birra al cento per cento locale, legata ad un territorio che non superi i confini della nostra regione. Se la crescita del luppolo è già una realtà, ammettiamo che la difficoltà maggiore, almeno per ora, ruoti intorno ai lieviti. Ma non disperate, perché il mastro e tutta la banda sono a lavoro da tempo. Per ora godetevi un sorso di questa bianca belga da 5,3% alc. arricchita dalle spezie da noi selezionate e miscelate. E ricordate sempre che “c’è qualcosa di più importante della logica: l’immaginazione” [Alfred Hitchcock]

Se la primavera annuncia l’estate, non poteva mancare una birra oro carico che brillasse alla luce del sole e che ci dissetasse nelle calde e umide giornate a riveder le stelle. Ed è proprio dal dolce e caldo risveglio delle Paludi Pontine che prende forma la ‘Mosquito Pale Ale’. Con la sua schiuma bianca e compatta, la Mosquito, il cui volto richiama il mostro della laguna nera, è una Pale Ale dichiarata che va giù dritta senza tanti giri di parole. L’aroma ha una nota erbacea leggera e gradevole, mentre in bocca è la dolcezza del malto a colpire, bilanciata dai luppoli chinook e mouteka. Morbida al palato, corpo medio leggero e una carbonazione rinfrescante che mettono sete ancor prima di berla.

A voi la scelta.

Ve l’avevo già detto che potete seguirci sulla nostra pagina all’interno di faccialibro? Come sempre, un saluto dal Pontino e state alluppolati su questi canali.