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La primavera del 2019 si apre per il Birrificio Pontino con una nuova creazione: ACID QUEEN, ‘Kettle Sour Ale’ da 4,5% Alc.

ACID QUEEN – Sour Kettle Ale

“Your mind must learn to roam. Just as the Gypsy Queen must do” The Who

Acid Queen viene incoronata in tre mosse. Acidificare il mosto prima della bollitura con fermenti lattici (WildBrew Sour Pitch Lallemand); lasciar fermentare con purea di fragole e kiwi giallo (IGP); concludere con un dryhopping di Citra ad esaltare gli aromi della frutta. In un mantello roseo, la nostra regina è secca ma mai aggressiva, grazie all’aggiunta di vaniglia.

Ingredienti: Malto d’orzo, Frumento, Acqua, Lievito, Luppolo, Purea di Fragole, Purea di Kiwi giallo (IGP), Vaniglia.

Dati tecnici

Alc. 4,5%

IBU: 7

EBC: 5

La Olim Palus, una delle nostre flagship e birre storiche, cambia pelle. Nata nel 2011 e seconda etichetta del Pontino dopo Runner Ale, la Olim Palus ha segnato il nostro percorso e quello stampo di matrice statunitense che ci ha contraddistinto fin dalla nascita. Abbiamo quindi pensato che fosse giunto il momento di un restyling per questa India Pale Ale che è parte della nostra breve storia. Il nome nacque per omaggiare il nostro territorio, ‘un tempo palude‘ e così rimarrà.

A cambiare sono le sue vesti grafiche, che mantengono comunque dei riferimenti ben chiari, e alcuni elementi produttivi. Olim Palus sarà brassata in double dry hopping. Il colore leggermente ambrato, con una schiuma cremosa e persistente, un’aromaticità forte e ben definita. I luppoli utilizzati, principalmente statunitensi (Amarillo, Cascade, Chinook) con un tocco neozelandese (Nelson Sauvin). 

A questo punto mancano solo i vostri giudizi e suggerimenti … Cheers!

OLIM PALUS – India Pale Ale

“Coloro che sognano di giorno colgono cose che sfuggono a chi sogna soltanto di notte” Eadgar Allan Poe

Tra le nostre prime nate, con la Olim Palus omaggiamo il territorio di origine e produzione: l’Agro Pontino, un ‘tempo palude’. Dal colore leggermente ambrato, la Olim Palus ha una schiuma cremosa e persistente, con un’aromaticità forte e ben definita. In bocca, la rotondità e il corpo di questa India Pale Ale, brassata in double dry hopping, fanno esplodere l’amaro dei luppoli (Amarillo, Cascade, Chinook, Nelson Sauvin), adattandosi bene al suo grado alcolico.

Dati tecnici

Alc. 6,4%

IBU: 90

Dopo la primavera e l’estate che ci hanno portato ad esplorare e giocare con la frutta esotica attraverso il progetto Brain Damage, per l’autunno e l’inverno il Birrificio Pontino ha dato vita a due nuove birre artigianali, rileggendo in parte la tradizione brassicola anglosassone.

Quasi un anno fa, l’idea per una old ale da far riposare in botti di Rum Demerara per nove mesi. Una vera e propria gestazione che ha generato Black Flag: birra dai profumi e sapori che richiamano vaniglia e uva passa. “Una old ale in pieno stile – spiega il mastro birraio pontino — ad esaltare la complessità dei malti appena tostati, in cui la dolce sensazione inziale si arrende a un finale piacevolmente secco”. Nel partorire l’idea di Black Flag, il nostro mastro birraio si è ispirato alla tradizione brassicola anglosassone. Le old ale, infatti, vennero brassate inizialmente a cavallo tra il secolo dei lumi e quello iniziato a suon di impeto e tempesta (Sturm und Drang). Nella ‘perfida Albione’, il termine indicava birre generalmente scure e maltate, grazie anche ai lunghi periodi di invecchiamento in botte. I mesi trascorsi a contatto con il legno, anche dodici in alcuni casi, donavano alla birra un alto grado alcolico, intorno ai sette gradi, e un lieve sapore acidulo, ma mai invadente. Note acide inizialmente associate all’utilizzo di brett presenti nei vecchi birrifici, ma che forse erano figlie di quei lattobacilli contenuti nelle toghe di legno dei barili. Questo spiegherebbe anche la scarsa nota acida, mai pervasiva. Successivamente, però, profitti e mercato spinsero i birrifici a produrre birre con una maturazione che non superassero i tre mesi, le cosiddette running beers. Si decise quindi di utilizzare le old ale come correttivo per le birre più giovani o mild (differenti dalle mild di oggi) o anche per birre più mature o stale. Ma le old ale non erano state pensate per essere birre da taglio, finendo così per restare nei magazzini e utilizzate come moneta per i facchini che si adoperavano in birrificio. Il cambio del calcolo delle tasse sui prodotti alcolici basato sul grado plato decretò la fine produttiva delle old ale. Nel secolo scorso, la ripresa dello stile e un apprezzamento che ha varcato l’Atlantico direzione Stati Uniti, per far ritorno sulle coste europee.

La seconda novità sfornata dagli alambicchi del Pontino è una dessert beer. Ovvero, come trasformare un dolce in una birra. Nasce così Sourcherry Pie, “nel tentativo di esplorare le diverse vie del gusto. Ci siamo immersi nella dolcezza dei malti e trasformato in liquido una crostatina di visciole”. Uno stile, quello delle così dette dessert beer, molto recente e moderno, che attinge però ad ingredienti utilizzati dai mastri birrai anglosassoni già sul finire del 1800. Tra i malti, un uso particolare di avena e, piuttosto che utilizzare uno zucchero fermentabile, si è optato per il lattosio. Disaccaride isolato per la prima volta nel 1600, e non fermentabile dalla maggior parte dei lieviti utilizzati per la produzione di birra, il lattosio dona a Sourcherry Pie un maggior corpo e dolcezza. “Il suo utilizzo in questa birra, associato all’avena, lascia in bocca un retrogusto dolce ed invitante, regalando una leggera sensazione di vaniglia”, spiega il mastro birraio. Il cuore di questa ale da sei gradi e mezzo è rappresentato dalla visciola in fermentazione, che alleggerisce la presenza sul palato, per frantumarsi in bocca come una corposa crostatina di visciole.

BLACK FLAG – (Old Ale – Barrel aged)

L’universo è la mia casa, la voce sommessa di questo mare infinito mi invoca e mi invita a vivere senza catene, la mia bandiera è un simbolo di libertà” Capitan Harlock

Lasciata riposare in botti di Rum Demerara per nove mesi, i profumi e i sapori di Black Flag richiamano vaniglia e uva passa. Una old ale in pieno stile, ad esaltare la complessità dei malti appena tostati, in cui la dolce sensazione inziale si arrende a un finale piacevolmente secco. Corpo pieno, bassa carbonazione e un calore alcolico da otto gradi mai opprimente.

Il consiglio è di berla a vele spiegate.

Dati tecnici
Alc. 8%
IBU: 35
Colore: ambrato
EBC: 35

Cenni storici
Le Old Ale vengono brassate inizialmente a cavallo tra il secolo dei lumi e quello iniziato a suon di impeto e tempesta (Sturm und Drang). Nella ‘perfida Albione’, il termine indicava birre generalmente scure e maltate, grazie anche ai lunghi periodi di invecchiamento in botte. I mesi trascorsi a contatto con il legno, anche dodici in alcuni casi, donavano alla birra un alto grado alcolico, intorno ai sette gradi, e un lieve sapore acidulo, ma mai invadente. Note acide inizialmente associate all’utilizzo di brett presenti nei vecchi birrifici, ma che forse erano figlie di quei lattobacilli contenuti nelle toghe di legno dei barili. Questo spiegherebbe anche la scarsa nota acida, mai pervasiva. Successivamente, però, profitti e mercato spingono i birrifici a produrre birre con una maturazione che non superi i tre mesi, le cosiddette running beers. Si decide quindi che le old ale vengano stoccate e utilizzate come correttivo per le birre più giovani o mild (differenti dalle mild di oggi) o anche per birre più mature o stale. Ma le old ale non erano state pensate per essere birre da taglio, finendo così per restare nei magazzini e utilizzate come moneta per i facchini che si adoperavano in birrificio. Il cambio del calcolo delle tasse sui prodotti alcolici basato sul grado plato decretò la fine produttiva delle old ale. Nel secolo scorso, la ripresa dello stile e un apprezzamento che ha varcato l’Atlantico direzione Stati Uniti.

Nel tentativo di esplorare le diverse vie del gusto ci siamo immersi nella dolcezza dei malti, sperimentando per la prima volta una dessert beer. Ovvero, come trasformare un dolce in una birra e, in particolare, una crostatina di visciole. Tra i malti, l’utilizzo dell’avena dona corpo e masticabilità a questa ale da sei gradi e mezzo, pensata per rendere calde le lunghe e intense giornate di festa. Le note di caramello e biscotto si bilanciano con le visciole in fermentazione, arricchendone l’aroma. L’utilizzo del lattosio lascia in bocca un retrogusto dolce ed invitante, regalando una leggera sensazione di vaniglia. Per donarvi tutta la freschezza e il calore di una crostatina di visciole appena sfornata.

SOURCHERRY PIE debutterà in anteprima giovedì 30 novembre presso il ristorante SATRICVM con un menù ideato dallo chef Max Cotilli. Per essere poi presentata al Cheers 2 di Latina (Piazza del Quadrato) giovedì 7 dicembre.

SOURCHERRY PIE – (Dessert Beer)

Sourcherry Pie

“La cucina di una società è il linguaggio nel quale essa traduce inconsciamente la sua struttura” Claude Levi Strauss

Con Sourcherry Pie si ritorna a girovagare nel Villaggio Globale. Un’esplosione di malto, e avena in particolare a dare corpo e masticabilità a una dessert beer in cui predominano note di caramello e biscotto. Oltre ad arricchire l’aroma, l’utilizzo della visciola in fermentazione alleggerisce la presenza sul palato per questa ale da sei gradi e mezzo, che si frantumerà in bocca come una corposa crostatina di visciole.

Il consiglio è di mangiarla, più che berla.

Dati tecnici
Alc. 6,5%
IBU: 15
EBC: 35

Il progetto BRAIN DAMAGE nasce nella primavera 2017. Una birra che apre le porte del Pontino nel campo delle hazy, soft and amazing New England India Pale Ale. Come a volerla considerare una madre del genere, abbiamo voluto ricercare e dare vita alle sue prime due figlie, in cui fosse chiara la linea generatrice, ma diversa la caratterizzazione finale. Abbiamo così plasmato due Tropical IPA aggiungendo polpa di frutta tropicale, eliminando quindi la caratteristica torbidezza, ma accentuandone l’amaro. Pur mantenendo il nome anagrafico della madre – Brain Damage – la prima figlia si distingue grazie a un frutto da sempre considerato miracoloso dalle popolazioni della foresta Amazzonica: la Goiaba, la cui polpa richiama note mixate di fragola e arancia; la seconda figlia, invece, prende vita grazie all’unione di frutti tipici brasiliani: Cajù & Cajà, più secco il primo, più agrodolce il secondo.

Con l’arrivo dell’estate Brain Damage e la sua declinazione alla frutta hanno avuto un ulteriore sviluppo. Nascono così Brain Damage con l’aggiunta di polpa di Maracuja e Brain Damage con polpa di Mango. Non cambia la linea generatrice, dove i malti servono a sostenere il palato e il luppolo è utilizzato principalmente per la massima estrazione degli olii aromatici. Con una buona dose di avena e frumento, il luppolo è quindi utilizzato esclusivamente in aroma, regalando un effluvio di frutta tropicale, agrumi e fiori. Con la polpa di frutta a determinare la caratterizzazione finale … L’immaginazione è l’obiettivo della nostra storia!

BRAIN DAMAGE – (New England IPA)

“Only psychos and shamans create their own reality” Terence McKenna

Brain Damage è una New England IPA. Con una buona dose di avena e frumento, che ne conferiscono il classico aspetto torbido e pieno, il luppolo è utilizzato esclusivamente in aroma, regalando un effluvio di frutta tropicale, agrumi e fiori. Il lievito di origine britannica ne accentua ancora di più le note fruttate.

Dati Tecnici
Alc. 7%
IBU: 14
EBC: 12

BRAIN DAMAGE Goiaba – (Tropical IPA)

Brain Damage - Goiaba

“The syntactical nature of reality, the real secret of magic, is that the world is made of words” Terence McKenna

Utilizzando la ricetta base e seguendo la linea generatrice in cui il luppolo è utilizzato principalmente per l’estrazione degli olii aromatici, l’aggiunta di polpa di Goiaba rende questa Tropical IPA di un colore giallo chiaro e limpido, dove le note amaricanti sono ben bilanciate alla freschezza del frutto.

Dati Tecnici
Alc. 7%
IBU: 18
EBC: 9

BRAIN DAMAGE Cajù + Cajà – (Tropical IPA)

Life lived in the absence of the psychedelic experience that is life enslaved to the ego Terence McKenna

Si parte dalla ricetta base seguendo la linea generatrice in cui il luppolo è utilizzato principalmente per l’estrazione degli olii aromatici, a caratterizzare un profilo tropicale. L’aggiunta di polpa di Cajù per un 40% dona a questa Tropical IPA un aroma secco e deciso, equilibrato dal profilo agrodolce della polpa di Cajà per un 60%.

Dati Tecnici
Alc. 7%
IBU: 16
EBC: 9

BRAIN DAMAGE Maracuja – Tropical IPA

“The imagination is the goal of history. I see culture as an effort to literally realize our collective dreams.” Terence McKenna

Il punto di partenza è la ricetta base di Brain Damage, dove i malti servono a sostenere il palato e il luppolo è utilizzato principalmente per la massima estrazione degli olii aromatici, donando sentori di frutta tropicale. Con la sua caratteristica dolce-acidula, l’aggiunta di polpa di Maracuja rende questa Tropical IPA passionale, esotica e esplosiva. Lasciate correre l’immaginazione e vi ritroverete su una spiaggia brasiliana.

Dati Tecnici
Alc. 7%
IBU: 16
EBC: 9

BRAIN DAMAGE Mango – (Tropical IPA)

“If you don’t have a plan, you become part of somebody else’s plan” Terence McKenna

Il punto di partenza è la ricetta base di Brain Damage, dove i malti servono a sostenere il palato e il luppolo è utilizzato principalmente per la massima estrazione degli olii aromatici, donando sentori di frutta tropicale. L’aggiunta di polpa di Mango rende questa Tropical IPA ancor più corposa e aromatica. Se non avete ancora un piano per l’estate è la birra giusta per immaginarne di nuovi.

Dati Tecnici
Alc. 7%
IBU: 16
EBC: 9