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Un lievito selvaggio dalla Patagonia ritenuto “responsabile della fermentazione delle lager”. Una tiratura limitata confinata tra Olanda e Italia, ma presentata con un lancio mondiale che parte da Milano. Una campagna pubblicitaria estiva con Benicio Del Toro protagonista. Veramente un bel pacchetto per la nuova birra della multinazionale olandese fondata da Gerard Adriaan Heineken: H41.

Sui tentativi dell’industria di fingersi craft scrive bene Andrea Turco su Cronache di birra. E poi ancora comunicati, foto, hashtag dedicati #H41 e post su facebook. Le risposte e i commenti di gestori di pub, mastri birrai, appassionati, professionisti del settore e semplici curiosi. Le finalità della grande H vengono per bocca del direttore marketing di Heineken Italia Floris Cobelens: “stiamo lanciando un prodotto nuovo in un mercato attento alle innovazioni nel gusto e in previsione di una commercializzazione globale: nonostante H41 sia un’edizione limitata, continueremo a produrla a seconda dell’accoglienza che riceverà”.

Insomma, questa birra fa parlare di sé ancor prima di essere bevuta. Un plauso dunque ai signori del marketing, che hanno creato più storie per dar vita (o morte a seconda dei punti di vista) a questa lager. E per chi come me–parlo a titolo puramente personale e non a nome del Birrificio Pontino–si occupa di comunicazione in senso lato, questo è forse l’elemento più interessante. Ma in fondo nulla di nuovo sotto il sole da parte della multinazionale che negli anni ha associato il marchio a eventi, concerti, nonché alla signora delle coppe calcistiche. E’ l’industria signore e signori.

Ma noi–e qui parlo a nome del Birrificio Pontino e del mastro birraio–prima di tutto, brassiamo birra, artigianale, viva, craft. Quindi un primo elemento è questo. Il prezzo che pagate in più per la H41 è frutto anche dei milioni di parole e immagini spesi e non tanto per l’utilizzo del nuovo lievito selvaggio scoperto a sud del 41° parallelo. Avete letto bene, proprio quel quarantunesimo parallelo che collega il kiwi giallo della pianura pontina, a quelli delle verdi distese neozelandesi. E che ha dato vita alla quarantunesimo che tanto apprezzate e che per noi è diventata la bollicina da degustare nelle ore dell’aperitivo.

Mi raccomando quindi. Da oggi solo #41esimoparallelo #41parallelo #quarantunesimoparallelo #41farmhouseale del solo e unico #birrificiopontino … Troppi hashtag dite? In effetti. Rispondiamo con ironia al signor H … #K41 sia 😉

Cheers!

Per quanto ci riguarda non abbiamo dubbi: prima la birra e la sua idea. Poi, la sua etichetta, che in ogni caso da un volto alla bottiglia e al birrificio nel suo insieme.

I motivi che danno vita ad una birra possono essere diversi: dalle prime con cui abbiamo caratterizzato il nostro profilo e stile, ad altre che sono figlie di scelte commerciali, passando per legami di profonda amicizia. E poi c’è la vita reale, fatta di lavoro, condivisione, festa e amicizia. Un mix esplosivo che si concretizza nelle scelte degli ingredienti e nella creatività delle nostre etichette, che per noi devono esprimere entrambe un messaggio forte e chiaro. Spesso associato a scelte musicali o cinematografiche.

Tecnicamente, una volta che abbiamo l’idea ne parliamo con Stefano ‘Zanna’, il nostro grafico, che lavora sulla struttura grafica che ha ideato l’altro grande amico del birrificio: Ascanio, ideatore e fautore di molte etichette che voi oggi apprezzate. Senza dimenticare le prime etichette di Runner Ale e Olim Palus, che portano il nome di Gianni, uno dei fondatori del birrificio. Quello della Runner Ale, la nostra prima birra, è un caso particolare. Gianni aveva inizialmente preso ispirazione da un’opera di Filippo Tommaso Marinetti per raccontare “la nostra corsa verso il futuro”. Poi, il concetto grafico è cambiato fino ad arrivare a quello attuale ideato da Ascanio.

In ogni caso, l’immagine arriva dopo l’idea di birra. Ma entrambe sono figlie di un legame di forte coesione tra noi e gli amici del birrificio, in un groviglio di relazioni umane che sono l’humus da cui partire. Come la Snow Blind, che prende vita dall’amicizia con Piergiorgio Trionfi dell’Old Spirit Authentic Football Pub di San Benedetto del Tronto. Un calciatore d’altri tempi con i colori della sambenedettese in un campo innevato ci è sembrata l’immagine perfetta per questa blanche, che vi consigliamo di degustare sulle note dei Black Sabbath.

Geografico è invece il legame che da vita alla 41° parallelo, nata con l’aggiunta di kiwi giallo dell’agro pontino. Una produzione, quella del frutto, che ha da tempo superato l’originaria Made in New Zeland. Pianura pontina e Nuova Zelanda: entrambe attraversate dal 41° parallelo, nord e sud rispettivamente. In etichetta ritroviamo quindi quell’Apteryx australis, ovvero un genere di uccello inadatto al volo e noto comunemente come Kiwi, che in questo caso particolare è lì calmo e pacioso a beccare i brettanomiceti che utilizziamo per questa birra dalla schiuma leggera e bianchissima e di colore giallo brillante.

Una delle ultime arrivate, come ad esempio la Italian Wit Project, ha un ciclo ben chiaro e definito, almeno per noi. Nasce dall’idea di avere tra le nostre birre, una belga bianca, fresca, che non fosse caratterizzata da quell’amaro che tanto ci contraddistingue e caratterizza. Una birra fresca e speziata che abbiamo sempre cercato, dove poter utilizzare anche lieviti con cui non avevamo mai lavorato prima. Se la speziatura arriva da prodotti del nostro territorio, sul nome abbiamo giocato per assonanze. Il passaggio da un ‘progetto di birra Wit’–che in futuro possa essere brassata con ogni singolo prodotto nato dal nostro territorio— a The Blair Witch Project project, film del 1999 che tanto ci aveva colpito quando avevamo ancora capelli lunghi e colorati, è un lungo percorso di risate, battute, scherzi e brindisi al Cheers pub di Latina. Quelle serate senza tempo trascorso con un braccio al bancone e una mano ad accarezzare le nostre figlie. Alla Wit si lega quindi quel cinema che tanto amiamo e con cui siamo cresciuti. In questo caso la paura di un progetto a lungo termine trova la sua migliore ispirazione dalle parole del maestro dell’horror, Alfred Joseph Hitchcock: “C’è qualcosa di più importante della logica, l’IMMAGINAZIONE”.

Potremmo dilungarci per ore. Ogni birra ha una sua storia, così come ogni singola etichetta. Quel che vogliamo da sempre è raccontare il nostro territorio e la nostra idea di birra, attraverso le esperienze che ci hanno caratterizzato nella nostra crescita personale e di gruppo. Ogni cosa ci deve raccontare, perché nella nostra birra ci mettiamo prima di tutto noi stessi e quello che siamo oggi. “Se la palla l’abbiamo noi, gli altri non possono segnare“(cit. NL).

 

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