Per raccontarvi la nostra nuova birra, che verrà presentata a Rimini in occasione di Beer Attraction 2017, abbiamo pensato di percorrere un viaggio insieme a voi che tanto ci seguite e ci apprezzate. Un viaggio tra luppoli, storia e pirateria … Potete salire a bordo attraverso il profilo Facebook della nostra pagina seguendo l’hashtag #PontinoStory o negli aggiornamenti a questo post!

Diario di bordo – Primo atto 
All’inizio di dicembre vi avevamo consigliato di allacciare le cinture ché vi avremmo portato ai tropici. In verità, noi siamo già in viaggio da mesi. Abbiamo lasciato le coste tirreniche per inoltrarci oltre le colonne d’ercole e a vele spiegate abbiamo raggiunto il mar dei Caraibi, unendoci alla ciurma di Calico Jack Rackam, in compagnia di Anne Bonny e Mary Read. Razzie e scorribande di ogni genere. Botti di rum al tramonto a farci compagnia … “e il naufragar m’è dolce in questo mare” […]

Diario di bordo – Secondo atto
Era lì, in quel canale tra Cuba e Jamaica che navigavamo. A sospingerci la brezza di un mare blu e un vento che soffiava dolce da est direzione Cayman. La stiva era agli sgoccioli e l’approdo in un porto sicuro era da dimenticare da quando Calico Jack, Anne e Mary avevano preso il comando di una seconda nave. Avevamo l’intera marina militare di sua maestà la regina Anna Stuart ad inseguirci, anche se fu durante il regno di Giacomo I che venimmo assaltati. Mentre i tre furono imprigionati, noi venivamo lasciati alla deriva, approdando per miracolo sulle coste di Navassa. Era il novembre del 1720. Il 28, Calico, Anne e Mary vennero processati e condannati a morte. La notte prima di essere impiccato Calico Jack vide Anne per l’ultima volta. Lei guardò fisso negli occhi il padre del bimbo che portava in grembo e disse: “I am sorry to see you here, but if you had fought like a man, you needn’t be hanged like a dog”. Quanto a noi, al risveglio eravamo ancora a Navassa, ma in un’altra epoca […]

Diario di bordo – Terzo atto 
Navassa, 1817. Il Congresso di Vienna si è concluso da circa due anni. Daniel Wheeler fa brevettare una macchina per tostare il malto aprendo la strada a quelli scuri e tostati, base delle future porter e stout. Calico Jack, Anne Bonnie e Mary Read sono ormai un lontano ricordo della Golden Age della pirateria. Storie, racconti e immagini continuano però a susseguirsi lungo le coste del Mar dei Caraibi. Noi, che quelle storie le avevamo vissute, ci ritroviamo in viaggio nel tempo, grazie ad una miscela di frumento, zucchero e luppolo donataci sulle coste tirreniche dalla nostra cara Circe diversi anni prima e che ora è agli sgoccioli. Da Navassa riprendiamo la rotta per Montego Bay insieme ad alcuni contrabbandieri di rum. E’ in terra giamaicana che ci imbattiamo in colui che tutti chiamano con timore reverenziale Diabolito. Originario di Cuba e pericolo del mar dei Caraibi, il ‘piccolo diavolo’ ci prende sulla sua nave dopo due notti e due giorni trascorsi a bere e gozzovigliare. Diabolito è la nostra guida, il nostro faro in terra cubana dove, ci ha promesso, potremmo rifornirci dello zucchero di canna migliore sul mercato, necessario per la nostra bevanda del tempo e senza la quale non riusciremmo a tornare nel 2017 […]

Diario di bordo – Quarto atto
A Cuba ce la spassiamo alla grande, presi tra terra e mare, tra contrabbando e lavoro. Mettiamo su un piccolo laboratorio e una camera di cottura, recuperando lo zucchero di canna senza mai tralasciare risse, rum e assalti. Le nostre missioni a fianco di Diabolito hanno quasi sempre obiettivi mercantili: dobbiamo assolutamente recuperare luppoli statunitensi e malti. Navighiamo tra le decine di navi della marina militare statunitense, sempre più numerose nella zona dopo la fine delle guerre barbaresche combattute in Mare Nostrum. Costretti nostro malgrado a muoverci tra i pericoli naturali del Cayos dela Florida: un arcipelago a circa 15 miglia a sud dalle coste della penisola della Florida, ceduta dagli spagnoli ai nord americani nel 1819. Sempre col fiato corto e ormai lontani da Cuba, facciamo nostro un mercantile statunitense partito dalle coste del Massachusetts stracarico di luppolo e malti. Il vento sembra finalmente girare dalla nostra parte. Ma è un vento troppo forte che esplode in una tempesta mai vista prima e che ci spinge violentemente sulle barriere coralline delle quasi duemila isole che compongono l’arcipelago. Riusciamo a salvare poche scorte del carico. Stanchi, sfiniti e con i viveri agli sgoccioli, ingeriamo le ultime gocce della nostra bevanda del tempo e cadiamo in un sonno profondo. Catturati in un limbo di incubi e viaggi onirici … tra misticismo e realtà. Bocca Dorata, enigmatica e affascinante sacerdotessa di Bahia che abbiamo conosciuto anni prima, ci appare in tutto il suo splendore prendendoci per mano. Un incontro che si interrompe quando l’acqua putrida e gelida colpisce i nostri volti. Aperti gli occhi ci troviamo con i polsi legati nella stiva di quella che doveva essere una nave negriera francese. Al nostro fianco le scorte di luppoli e malti datati 1817. E’ proprio su quella data che ci chiede spiegazioni il comandante de La Concorde de Nantes […]

Diario di bordo – Quinto atto
Inizialmente non capiamo, siamo frastornati e continuiamo a ripetere che quelle sono scorte che abbiamo raccolto su una nave mercantile a largo del Cayos dela Florida, nel settembre del 1817. Neanche il tempo di una risposta, ché un sibilo sottile finisce la sua corsa contro la prua della nave, esplodendo in tutto il suo fragore. La Concorde è sotto i colpi di cannone. “Nave pirata” è l’urlo che segue. Immediatamente pensiamo a Diabolito, ma quando tra la confusione generale riusciamo a tirare fuori la testa dalla stiva, si intravede una bandiera nera con impresso uno scheletro, una lancia, un cuore e tre punti rossi. Nel giro di pochi minuti il caos è totale. Dopo un secondo colpo di cannone, La Concorde viene prima abbordata e poi assaltata. Spari, urla e sangue scorrono a fiumi sul ponte. Nella confusione riusciamo a liberarci, armandoci di spada e pistola, unendo così le nostre forze a quelle dei pirati. Dopo quasi un’ora tra nebbia, fumo e l’odore acre del sangue misto a polvere da sparo appare un uomo imponente preceduto da urla che scandiscono ordini. Gli uomini intorno a noi ci scrutano con curiosità, stupore e diffidenza. La Concorde è ormai caduta sotto i colpi del famigerato Edward Teach, meglio noto come Barbanera. Rinominata Queen Anne’s Revenge, e attrezzata con 40 cannoni, la nave francese diventa così l’ammiraglia della sua flotta. La flotta pirata di Barbanera […]

Diario di bordo – Sesto e ultimo atto
Barbanera ci riceve nella sua stanza. Con timore e sfrontatezza cerchiamo di spiegargli come siamo finiti lì. La bevanda di Circe, il viaggio nel tempo, Calico Jack Rackam, Diabolito, Cuba, gli assalti e tutto il resto. Il famigerato pirata ci guarda fisso negli occhi senza batter ciglio. Ascolta incuriosito le nostre storie, chiedendoci di dargliene prova. Gli chiediamo di raggiungere Calico Jack, ma Barbanera non ne vuole proprio sapere, ora che è lui il padrone incontrastato del Mar dei Caraibi. All’improvviso il suo sguardo cade sui tatuaggi che abbiamo sui nostri polsi. Uno è il chiaro simbolo di Circe. L’altro ce lo ritrovammo impresso a fuoco dopo l’incontro onirico con Bocca Dorata. Barbanera non esita un solo secondo. Unisce il suo polso ai nostri e più che una mappa, simboli e lettere in sequenza, come fosse una formula. Barbanera esplode in una fragorosa risata e con occhi scintillanti di gioia prende la sua bottiglia di rum, polvere da sparo e una vecchia lettera. “Finalmente la sequenza è completa. Lo zucchero di canna e i luppoli che avete faranno il resto miei cari viaggiatori del tempo” ci urla in volto mentre ci stringe in un abbraccio fraterno. Approdati in un porto sicuro in Jamaica diamo vita a quella formula. Il risultato alchemico si presenta di colore nero come la sua barba, rotondo al palato e secco come quei diavoli di pirati. Oltre ad alzare i livelli alcolici, lo zucchero di canna dona a questa bevanda dalla schiuma soffice, compatta e persistente, sentori di spezie e una leggerissima nota di affumicatura. I profumi del malto vengono accompagnati da una extra luppolatura di equinox per richiamare quelle note tropicali tipiche del mare in cui abbiamo vissuto e predato. Una tropical stout che se bevuta in particolari giorni dell’anno, vi accompagnerà in viaggi onirici dove a condurvi saranno Circe e Bocca Dorata attraverso isole non segnate sulle mappe. Ma in fondo, i luoghi veri non lo sono mai.

Con le festività in arrivo, abbiamo chiesto ai 2cuochiadomicilio di prepararci una ricetta con una delle nostre figlie, la Alaaf Kölsch: una birra ad alta fermentazione, dai profumi leggermente fruttati e un aroma maltato. Matteo e Luca, oltre ad essere degli ottimi amici, sono stati gli artefici di una splendida serata presso la nostra taproom in versione estiva, dando sfogo alla loro creatività con uno strepitoso fish&chips. Naturalmente la pastella era preparata con una nostra birra. Se ne volete sapere di più potete contattare i 2cuochiadomicilio sulla loro pagina Facebook!

Ma torniamo alla ricetta di questo mese:
Aspic del Pontino, gelatina alla Alaaf Kölsch con baccalà e cipolla rossa caramellata

Per prima cosa la gelatina.
Prepariamo un brodo vegetale. In un pentolino poniamo acqua, birra e poi nell’ordine carota, sedano e cipolla. Aggiungiamo il sale (q.b.) e lasciamo cuocere a fuoco basso per una ventina di minuti. Successivamente filtriamo andando ad aggiungere acqua fino a doppiarne il volume. Per addensare il tutto, si può ricorrere alla tradizionale colla di pesce oppure agar-agar, ingredienti che farete sciogliere in un po’ di brodo. Adesso non ci resta che unire il liquido ottenuto al brodo vegetale e lasciar raffreddare la gelatina a temperatura ambiente.

Dopo la gelatina passiamo al baccalà e alla cipolla caramellata.
Il baccalà va lessato insieme ad una foglia di alloro, tagliato e saltato in padella con un filo d’olio e se preferite anche con un filo di latte. Tagliamo le cipolle a rondelle, irroriamole d’olio evo e passiamole in forno a microonde. Trasferiamole quindi in una padella, aggiungiamo zucchero e birra. Cuociamo il tutto a fuoco basso fino a che non risulteranno caramellate.

A questo punto non resta che comporre l’Aspic.
Scegliamo la nostra formina. Inseriamo all’interno pellicola da cucina in modo da rendere più semplice la successiva operazione di estrazione. Versiamo un po’ di gelatina sul fondo, lasciamo freddare e poi aggiungiamo il baccalà e la cipolla caramellata. Versiamo altra gelatina e aspettiamo che il tutto solidifichi magari inserendo i preparati in frigo per una mezz’ora. Nell’attesa potete bere un’ottima Kölsch.

Se volete cimentarvi, non esitate a fornirci i vostri feedback!
Buon appetito e salute a voi. Cheers!

Una Old Ale targata Pontino per la Birreria Parmigiana Vecchie Maniere.

Come già avvenuto con gli amici dell’Old Spirit Authentic Football Pub di San Benedetto del Tronto e il Cheers Pub di via Neghelli a Latina, cui dedichiamo una birra artigianale Made in Latina rispettivamente brassata nel nostro birrificio, questo dicembre si è aperto con la presentazione della Duckingham Palace: una old ale che nasce sul bancone del Vecchie Maniere di Parma.

Scheda Tecnica

DUCKINGHAM PALACE
(OLD ALE)

“God save the Nador” Anonimo

Duckingham Palace nasce sul bancone del Vecchie Maniere di Parma. A loro è dedicata questa old ale, dove a prevalere sono in modo naturale e per stile i malti. Pale Ale e un’aggiunta di Munich per accentuarne l’aroma, Crystal per regalare rotondità al palato e Carafa II a caratterizzare colore e carattere di questa birra da sette gradi. Il lievito Edimburgh Ale dona invece una notevole secchezza, che si accompagna a quella sensazione di calore tipica dello stile, grazie alla gradazione alcolica. Un amaro sui 41 IBU chiude la bevuta, in totale assenza di luppolo in aroma.

Alc. 7%
IBU: 41
Colore: ambrato
EBC: 35

Cenni storici
Le Old Ale vengono brassate inizialmente a cavallo tra il secolo dei lumi e quello iniziato a suon di impeto e tempesta (Sturm und Drang). Nella ‘perfida Albione’, il termine indicava birre generalmente scure e maltate, grazie anche ai lunghi periodi di invecchiamento in botte. I mesi trascorsi a contatto con il legno, anche dodici in alcuni casi, donavano alla birra un alto grado alcolico, intorno ai sette gradi, e un lieve sapore acidulo, ma mai invadente. Note acide inizialmente associate all’utilizzo di brett presenti nei vecchi birrifici, ma che forse erano figlie di quei lattobacilli contenuti nelle toghe di legno dei barili. Questo spiegherebbe anche la scarsa nota acida, mai pervasiva. Successivamente, però, profitti e mercato spingono i birrifici a produrre birre con una maturazione che non superi i tre mesi, le cosiddette running beers. Si decide quindi che le old ale, birre alla vecchia maniera, vengano stoccate e utilizzate come correttivo per le birre più giovani o mild (differenti dalle mild di oggi) o anche per birre più mature o stale. Ma le old ale non erano state pensate per essere birre da taglio, finendo così per restare nei magazzini e utilizzate come moneta per i facchini che si adoperavano in birrificio. Il cambio del calcolo delle tasse sui prodotti alcolici basato sul grado plato decretò la fine produttiva delle old ale. Nel secolo scorso, la ripresa dello stile e un apprezzamento che ha varcato l’Atlantico direzione Stati Uniti.

Ma perché con la birra si cucina? Con quella artigianale sicuramente. Se poi è del Pontino, tanto meglio 😉

Abbinamenti
Spesso gestori di pub, ristoranti e più in genere locali che hanno le nostre birre in lista ci chiedono quali possano essere gli abbinamenti gastronomici. Tolto che a noi piace berla sempre, convinti che una buona birra artigianale possa anche sostituire un pasto, come ad esempio andare avanti a Zitella come fa il nostro mastro birraio quando è a dieta, alcune birre si legano meglio con alcuni sapori piuttosto che con altri. Ad esempio la nostra prima nata, La Runner Ale, un’American Pale Ale da quasi cinque gradi, si abbina alla perfezione con le ribs o comunque con cotture al bbq o alla piastra, principalmente carne rossa. La Olim Palus, una India Pale Ale da oltre sei gradi, si può abbinare a porchetta e affettati, come ad esempio il nostrano prosciutto di Bassiano. Qualche oliva itrana o di Gaeta e il tagliere è servito. La Orange Poison, l’Italian Pumpkin Ale che il mastro birraio Matteo ha riletto seguendo l’antica ricetta del tortello di zucca alla mantovana, può accompagnare non solo i tortelli, ma piatti in abbinamento alla materia prima e pertanto combinati alla stagionalità autunnale. Anche con torte e biscotti secchi a base di pasta frolla e/o speziati è perfetta. La Alaaf Kolsch, stile Kolsch appunto, si accompagna bene con stuzzichini, tartine e più in in generale con gli antipasti. C’è inoltre da dire che in Germania, essendo la Kolsch uno stile di birra tedesca ad alta fermentazione, viene servita per accompagnare lo stinco di maiale.

Menù degustazione
E poi ci sono loro, i grandi chef come Maximiliano Cotilli di Satricvm che dipinge una cena di sapori e colori. Si parte da un antipasto di tacos, guacamole e burritos accompagnato da La Calavera, una lager brassata con un ceppo di lievito messicano, per arrivare al dolce con cioccolato al 72%, caffè, aria di rosmarino, da assaporare con la Rosemary’s Stout. In mezzo una seconda portata con ostrica, pancetta, pane nero e more, addolcito dalla More Uxorio, fruit porter alle more; salmone affumicato e aglio nero servito con Runner Ale e Olim Palus; costine single malt e mela, che si legano perfettamente al caramello e alle note tostate della Go Black (Black IPA) e all’amaro profondo della Purple Ale, una double IPA senza mediazioni. Passando poi al tortello di zucca, mostarda e amaretti da degustare con una birra che avrete già immaginato … lasciando all’ Hopped Ink, una Imperial Stout invecchiata in botte, il compito di accompagnare una pie di cinghiale e rapa rossa. Fate attenzione al rivolo di saliva che pende dalle vostre labbra 😉

Insomma, idee e stili che richiedono il giusto tempo per bere e degustare. Senza dimenticare che la vera differenza la fa il vostro palato e il vostro naso, che saprà accompagnarvi nei vostri personalissimi percorsi.

In Cucina
Ma noi, si sa, la birra non la facciamo e basta. Certo che la beviamo, ma la utilizziamo anche per cucinare e non solo per abbinare. Avete mai provato a marinare delle ribs con la Rosemary’s Stout? Per brassare questa oatmeal stout, decisamente scura e che sprigiona profumi tostati, accompagnati da note dolci e speziate, aggiungiamo piccole quantità di rosmarino selvatico del promontorio del Circeo. Il dolce riposo con questa birra conferisce alla carne un sapore del tutto unico. Se a Latina non manca né sole, né tantomeno spazio all’aperto per un buon barbecue, per i cocineros indoor vi suggeriamo i consigli dell’amica Alice in Beerland, che con la nostra figlioccia ha pensato bene di preparare un controfiletto di vitello con zucchine al rosmarino. Oppure potete fare come Marco del BBQ Suqulento Team che con la Rosemary’s ha preparato un panino ‘Pepper Stout Beef’.

Dalla Rosemary’ alla 41°Parallelo: una birra brassata con l’aggiunta di Kiwi giallo IGP della pianura pontina, legata in un gioco di parallelismi con la Nuova Zelanda. E’ sempre Alice a regalarci nuove idee e ricette, come nel caso di questo Millefoglie di pane carasau zucchine e ricotta. Della Orange Poison — premio Grande Birra Slowfood e due boccali Gambero Rosso – si parlava prima nella versione abbinamenti. Ma Alice è andata oltre e ha pensato che questa nostra birra potesse sposarsi meravigliosamente con delle costolette d’agnello in crosta di mandorle con purea di zucca. Se invece preferite cucinare carni bianche e solitamente sfumate il tutto con del vino bianco, beh, provate con una Kolsch o una Mosquito Pale Ale e raccontateci il risultato.

In attesa della prossima puntata, se avete ricette, idee e amate bere e cucinare, scriveteci!

Salute e buon appetito!

Venerdì 4 novembre (18.30) primo appuntamento BeerBook al Birrificio Pontino, con la presentazione del romanzo ‘Fuori non c’è nessuno’ di Claudia Bruno. L’obiettivo, come sintetizza la filosofa Alessandra Chiricosta, che condurrà la serata, è quello di “godere insieme di un intreccio di parole e luppolo che narra di un territorio, delle sue trasformazioni, delle sue assenze, di ciò che si distrugge e ciò che di nuovo vi si innesta. Un dialogo a più sensi assolutamente immancabile”.

Vi aspettiamo quindi in orario di taproom per conoscere Claudia e le sue parole, per condividere insieme un reading alcolico di paesaggi periferici, frammenti di memoria e piccole inquietudini.

Fuori non c’è nessuno (Effequ, 2016)
Adagiata tra il mare e la grande città c’è Piana Tirrenica, campagna trasformata in dormitorio industriale, paesaggio di edifici in continua costruzione, centri commerciali, fabbriche, margini dimenticati. Greta ci è arrivata che aveva nove anni, con i genitori, dal Sud, come altri hanno fatto, in cerca di progresso e benessere. Greta a Piana cresce, cambia appartamenti, incrocia altre solitudini e conosce Michela. Tra le due, alle soglie dell’adolescenza, nasce un’intensa relazione, che resterà sospesa nel tempo come una cicatrice ad accompagnare il rumore di sottofondo delle esistenze suburbane e i ricordi ancora vividi di un’infanzia passata altrove. Così, ripercorrendo ferite e mettendo assieme frammenti, la storia di Greta e quella di Michela prendono forma, fra lo stupore del mondo e i grandi spazi desolati.

Greta si era chiesta se anche gli altri a forza di respirare la terra sottile spinta dal vento marino tra le impalcature, se a forza di spazzarla continuamente via dai pavimenti come aveva fatto sua madre tutti i santi giorni, si sentissero come si sentiva lei ora, una ferraglia impolverata con l’aria che passa tra i vuoti. Forse anche Michela si era sentita così a guardar di nuovo fuori dalla sua stanza di ragazza. Forse si era chiesta che ci faceva lì, un’altra volta. Di fatto, nessuno avrebbe potuto davvero rispondere a questa domanda. Perché Michela non aveva lasciato scritto niente.

Claudia Bruno, nata nel 1984, è giornalista ambientale e web editor. Suoi racconti sono comparsi su Flanerì, Abbiamo le prove, Colla, Cadillac Magazine, Il Paradiso degli Orchi, Premio Treccani Web. Il suo racconto Anna sottosopra è stato finalista per Note al Margine, premio letterario per le periferie romane. Il suo microracconto 41P è stato tra i vincitori del concorso Italians del «Corriere della Sera». Altri suoi saggi e interventi sono inclusi in raccolte di Iacobelli, Viella, Bloomsbury, Toletta edizioni. Su spremutesenzazucchero.it dispensa favole a limone e altre brevità. Fuori non c’è nessuno è il suo primo romanzo.

Programma.
18 – Apertura taproom
18.30 – Presentazione della serata.
18.45 – Introduce Alessandra Chiricosta, filosofa interculturale e antropologa.
19 – Reading alcolico con Claudia Bruno

Come già sapete la nostra taproom è aperta in orario serale dal lunedì al venerdì. E come diciamo sempre, sia la taproom che il birrificio stesso vogliono essere un punto di incontro e scambio, basato su una condivisione reale e non solo telematica. Dopo le serate a tema che ci hanno visto associare cibo e birra in occasione di San Patrizio e non ultima il fish&chips con gli amici di 2cuochiadomicilio, anche questo inizio di autunno (venerdì 23 settembre) ci vedrà protagonisti con i ragazzi del BBQ Team Suqulento, cottura al barbecue low and slow. Prelibatezze e ricerca in qualità che arrivano da persone con cui condividiamo non solo una passione, ma soprattutto un territorio.

Tra ottobre e novembre anche incontri e serate dedicate alla presentazione di libri: autori e autrici che vogliamo farvi conoscere. Soprattutto siamo noi a voler conoscere voi, affinché il birrificio sia il nostro luogo di incontro. Noi vi mettiamo a disposizione la nostra taproom e la nostra convivialità, a voi non resta che contattarci.

All’inizio dell’anno vi avevamo annunciato novità e cambiamenti. Siamo in piena fase di mutazione e crescita e non potevamo lasciare l’arrivo dell’estate senza aprire le porte del Birrificio a voi. Che siano fisiche o percettive, the doors are opened!

La Taproom del Birrificio Pontino non sarà solo un luogo fisico dove poter degustare e bere le nostre birre tra le note musicali a noi congeniali, ma uno spazio di incontro e condivisione reale. Accanto alle nostre figlie cibi e prelibatezze dell’Agro Pontino e di quei Monti Lepini che si stagliano quasi a proteggere un territorio proteso verso il mare. Libri, riviste e fonti da poter consultare per appassionati e homebrewer. È qui che potrete darvi appuntamento dopo una lunga giornata di lavoro o semplicemente per rinfrescarvi le idee.

Ad accogliervi, dal lunedì al venerdì, dalle 18 alle 21 ci saremo noi, con il nostro sorriso e la nostra passione. Se invece vorrete organizzarvi in gruppo (minimo 10 persone) e farvi accompagnare dal nostro mastro birraio Matteo per una visita guidata con degustazione, basta che ci contattiate. Al mattino (9-13) e al pomeriggio (15-18) vi apriremo solo se vorrete acquistare bottiglie e fusti!

Per novità su eventi, iniziative e altro, seguici sui nostri canali social. Cheers!

A poco più di un anno dall’inizio della collaborazione tra il Birrificio Pontino e la grande distribuzione è tempo di bilanci. Bilanci, pensieri e considerazioni che vogliamo condividere con voi. Perché è con voi che vogliamo relazionarci.

A febbraio dello scorso anno decidemmo di avviare una collaborazione con una piattaforma per posizionare il nostro marchio e le nostre birre sul circuito della grande distribuzione. Scelta che spiegammo qui. Ripartiamo quindi da quelle considerazioni per fare un piccolo bilancio della nostra esperienza e spiegare come abbiamo deciso di muoverci e ri-posizionarci.

Produzione. In questi mesi la nostra produzione non è mai cambiata, né nelle scelte di stile, né nell’utilizzo quantitativo e qualitativo degli ingredienti. Al massimo si è fermata per un paio di settimane quando abbiamo traslocato nella nostra nuova casa.

Prezzo. Che con la GDO il prezzo al consumatore finale sia più basso è indubbio. A volte, però, abbiamo constatato che questo crea una sorta di allarmismo psicologico: “Se costa meno, la qualità del prodotto birra è più bassa”. Ribadendo che le birre da noi prodotte son sempre le stesse, sia che prendano la via della GDO che quella di casa, ci siamo resi conto che la forchetta di prezzo decisa da distributore e supermercato è a volte eccessiva, e cambia radicalmente da città a città, da supermercato a supermercato e poco controllabile da parte nostra. E’ qui che sono nati i primi dissapori. Riteniamo infatti che non sia corretto dover pagare una stessa bottiglia con un 30/40/50 per cento di differenza solo perché quel supermercato o quella catena ha deciso di fare delle offerte di vendita ‘sottocosto’. Inizialmente, inoltre, avevamo stabilito che le nostre birre dovessero andare solo in alcune catene di supermercati e in altre no. Non sempre questa nostra direttiva è stata rispettata. Per cui è possibile che in questi giorni troviate su scaffali di alcuni supermercati delle nostre birre (Runner Ale, La Calavera, Alaaf Kolsch, Olim Palus e La Zitella, del Lotto 2015 – L15) a prezzi sottocosto senza il nostro assenso. A noi questa cosa non è piaciuta!

Conservazione/trasporto. Su questo capitolo ribadiamo con sincerità quanto scritto in passato. Ma con altrettanta onestà ammettiamo che in molti casi non siamo stati in grado di monitorare o verificare le condizioni di conservazione, più che di trasporto. Questo grazie anche alle vostre segnalazioni. Pertanto, così come quando ci accorgiamo che un pub o un beershop non rispetta uno standard minimo di conservazione necessario a mantenere viva la nostra birra, siamo intervenuti proponendo delle soluzioni. Nel momento in cui abbiamo capito che le nostre richieste non sarebbero state rispettate, abbiamo deciso di mollare. Anche perché togliere ulteriore tempo alla produzione è un costo che non ci possiamo permettere.

Quindi Sì, abbiamo deciso di chiudere la collaborazione che muoveva le nostre birre sul territorio nazionale. Mantenendo invece un rapporto di collaborazione senza mediatori su Roma e Latina, ovvero dove siamo in grado di monitorare il rapporto e il controllo in via diretta. In pratica, dopo un anno di prove, il Birrificio Pontino ha deciso che per quanto riguarda la GDO, le sue birre saranno presenti sui punti Gourmet della catena Carrefour di Latina, con i quali abbiamo un rapporto personale, e presso Eataly Roma, unico punto al di fuori della nostra provincia. Sul resto del territorio nazionale, a parte le giacenze del Lotto 15 fino a esaurimento, potrete trovare le nostre birre solo nei circuiti di pub e beershop dedicati. Se invece non potete fare a meno del Pontino e non avete un punto vicino a voi, scriveteci. Saremo ben lieti di esaudire le vostre richieste.

Sono trascorsi due anni dall’ultima Pubblicazione della ‘ Guida alle birre d’Italia‘, edita da Slow Food. Nella quinta edizione della “Guida più completa al mondo della birra italiana” sono stati recensiti 512 birrifici, “circa la metà di quelli attivi in Italia”. Pensare che nella prima edizione ne vennero recensiti 141, a dimostrazione di quanto si sia evoluto il mondo brassicolo nel nostro Bel Paese dal 2008.

Tra i 512 birrifici recensiti, anche Il Birrificio Pontino, e tra le oltre 2.600 birre assaggiate ‘La Calavera’ e ‘Orange Poison’ hanno ricevuto il premio ‘Birra quotidiana 2017’ e ‘Grande Birra 2017’, rispettivamente.

Come ogni guida anche l’edizione 2007 “è un’espressione personale, soggettiva, purché sia frutto di un pensiero condiviso, comune a chi la scrive”, raccontano Luca Giaccone e Eugenio Signoroni, curatori della pubblicazione. Secondo Eugenio e Luca, i produttori italiani sono fortunati perchè “non devono sottostare a regole, a tradizioni, a culture che in altri Paesi rischiano di essere bloccanti. Sono liberi di spaziare tra le materie prime, le tecniche produttive, le ispirazioni stilistiche”, convinti che “questa libertà sia una grande ricchezza”. Per questo, sottolineano, che quando assaggiano una birra cercano “di non pensare allo stile di riferimento, di non farsi condizionare dal confronto con i grandi classici, ma invece di ‘leggere’ ogni birra con la stessa libertà che i birrai hanno nel produrla”.

Al di là del premio in sé, fa sempre piacere vedere riconosciuto il lavoro quotidiano dagli addetti ai lavori. Un lavoro che portiamo avanti tra mille difficoltà, economiche e burocratiche soprattutto. Ma un grazie soprattutto a voi, che ci seguite, ci leggete e in primis ci bevete apprezzando le nostre birre, figlie di un attento lavoro di gruppo. Non ci sarà mai premio più grande che vedere i vostri sorrisi soddisfatti dopo aver bevuto una birra del Pontino!

Alla Vostra!

Un lievito selvaggio dalla Patagonia ritenuto “responsabile della fermentazione delle lager”. Una tiratura limitata confinata tra Olanda e Italia, ma presentata con un lancio mondiale che parte da Milano. Una campagna pubblicitaria estiva con Benicio Del Toro protagonista. Veramente un bel pacchetto per la nuova birra della multinazionale olandese fondata da Gerard Adriaan Heineken: H41.

Sui tentativi dell’industria di fingersi craft scrive bene Andrea Turco su Cronache di birra. E poi ancora comunicati, foto, hashtag dedicati #H41 e post su facebook. Le risposte e i commenti di gestori di pub, mastri birrai, appassionati, professionisti del settore e semplici curiosi. Le finalità della grande H vengono per bocca del direttore marketing di Heineken Italia Floris Cobelens: “stiamo lanciando un prodotto nuovo in un mercato attento alle innovazioni nel gusto e in previsione di una commercializzazione globale: nonostante H41 sia un’edizione limitata, continueremo a produrla a seconda dell’accoglienza che riceverà”.

Insomma, questa birra fa parlare di sé ancor prima di essere bevuta. Un plauso dunque ai signori del marketing, che hanno creato più storie per dar vita (o morte a seconda dei punti di vista) a questa lager. E per chi come me–parlo a titolo puramente personale e non a nome del Birrificio Pontino–si occupa di comunicazione in senso lato, questo è forse l’elemento più interessante. Ma in fondo nulla di nuovo sotto il sole da parte della multinazionale che negli anni ha associato il marchio a eventi, concerti, nonché alla signora delle coppe calcistiche. E’ l’industria signore e signori.

Ma noi–e qui parlo a nome del Birrificio Pontino e del mastro birraio–prima di tutto, brassiamo birra, artigianale, viva, craft. Quindi un primo elemento è questo. Il prezzo che pagate in più per la H41 è frutto anche dei milioni di parole e immagini spesi e non tanto per l’utilizzo del nuovo lievito selvaggio scoperto a sud del 41° parallelo. Avete letto bene, proprio quel quarantunesimo parallelo che collega il kiwi giallo della pianura pontina, a quelli delle verdi distese neozelandesi. E che ha dato vita alla quarantunesimo che tanto apprezzate e che per noi è diventata la bollicina da degustare nelle ore dell’aperitivo.

Mi raccomando quindi. Da oggi solo #41esimoparallelo #41parallelo #quarantunesimoparallelo #41farmhouseale del solo e unico #birrificiopontino … Troppi hashtag dite? In effetti. Rispondiamo con ironia al signor H … #K41 sia 😉

Cheers!